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Riscaldamento a raggi infrarossi.

Il riscaldamento con pannelli a raggi infrarossi produce calore per irraggiamento interagendo direttamente con le superfici di persone ed oggetti irraggiati, senza passare attraverso l’aria. Il riscaldamento tradizionale con termosifoni o pannelli radianti (sistema di riscaldamento radiante-convettivo) usa l’aria come mezzo principale per il trasferimento del calore. Le onde elettromagnetiche emesse dai pannelli a raggi infrarossi si trasformano in calore a contatto con i corpi ed evitano dispersione di energia termica mediante l’aria.

Riscaldamento-infrarossi e risparmio energetico
Il riscaldamento a infrarossi segue un percorso corpo riscaldante-corpo umano (a favore dell’efficienza energetica) piuttosto che corpo riscaldante-aria-corpo umano, senza innescare movimenti d’aria dal basso verso l’alto, tipici di un riscaldamento tradizionale. Questa caratteristica fa si che, quando il riscaldamento è acceso, le temperature di comfort desiderate sulle superfici di persone ed oggetti investiti direttamente dai raggi infrarossi vengano raggiunte velocemente.
Quando si spegne il riscaldamento, le temperature e quindi il comfort termico interno scendono velocemente. Con il riscaldamento tradizionale, per contro, l’edificio riesce ad immagazzinare l’energia termica trasportata dall’aria per convezione (sfruttando l’inerzia termica), rendendo la temperatura più omogenea, diminuendo gli sbalzi termici e migliorando così il comfort interno.

Per questi motivi il riscaldamento tradizionale è consigliato nei casi di un utilizzo più frequente e duraturo della casa.
Il riscaldamento a raggi infrarossi è più adatto per locali ad uso saltuario e molto alti, tipo palestre, chiese, piscine o all’aperto. Infatti, non riscaldando inutilmente l’enorme volume di aria presente in questi posti, ma agendo direttamente a distanza sui corpi, il riscaldamento a infrarossi permette un elevato risparmio energetico.
Ecco alcune caratteristiche dei pannelli a raggi infrarossi:
  • scaldano per irraggiamento, il calore esce istantaneamente alla velocità della luce; 
  • se i raggi infrarossi incontrano un corpo freddo, l’emissione di raggi IR è massima ed il consumo elettrico è massimo. 
  • se incontrano un corpo caldo (che a sua volta emette infrarossi) il consumo diminuisce leggermente;
  • la bontà di un pannello da appendere al muro la si vede dalla differenza di emissività fra la parte anteriore e quella posteriore. Un ottimo pannello scalda pochissimo il muro e cede il massimo dell’energia verso l’ambiente da scaldare. Il materiale più emissivo di raggi infrarossi in assoluto è l’alluminio ceramizzato nero. Con i pannelli bianchi o colorati il rendimento è inferiore;
  • i pannelli IR possono essere dotati di un varialuce per ridurre il consumo energetico quando non serve la piena potenza; 
  • i pannelli ben studiati limitano le correnti d’aria calda ascensionali che tendono a raffreddarli, portando il calore in alto dove non serve. 
Il riscaldamento a raggi infrarossi è per lo più di tipo direzionale, ovvero riscalda verso particolari direzioni e non a “360 gradi”, vieni riscaldato solo se sei nel cono d’irraggiamento. Per cui, spostandosi in diversi punti della stanza, spesso potrebbe venire a mancare la sensazione di calore perchè non investiti direttamente dai raggi IR o avvertirla in maniera disomogenea. Questa caratteristica accentua fenomeni tipo l’asimmetria radiante (discomfort termico dovuto a temperature superficiali al contorno molto diverse tra loro. Es.: Stanza con tre pareti a 20 °C e una parete vetrata a 10°C) andando a discapito del comfort termico interno

Due applicazioni interessanti del riscaldamento a raggi infrarossi:
  • utilizzo delle lampade all’infrarosso attivate in modo automatico da sensori di presenza, ad esempio in ripostigli o camere che sono quasi sempre vuote, utilizzate saltuariamente; 
  • migliorare il comfort termico nelle stanze con grandi vetrate, che d’inverno danno una sensazione di freddo asimmetrico. In questi casi, invece di agire sulla temperatura della stanza, è più conveniente utilizzare una lampada infrarossi che proietti il suo calore dalla vetrata verso l’interno, compensando l’asimmetria termica radiante. 
La respirazione polmonare è un particolare molto trascurato negli ambienti domestici: ogni giorno inaliamo dai 10 ai 20000 litri di aria. Se ti poni di fronte a una stufa a infrarossi e l’aria è fredda, difficilmente ti scalderai in modo adeguato, poichè perdi calorie attraverso i polmoni. Il fisico diventa freddo internamente e caldo esternamente: ecco quindi che una sorgente infrarossa puo’ non riuscire a equilibrare il tuo fabbisogno termico. Occorre scaldare leggermente anche l’aria del locale, mediante sistemi misti che utilizzano sia gli IR che la convezione.

Il riscaldamento a infrarossi ti consente di avere benessere termico con temperatura dell’aria più bassa rispetto ad un sistema tradizionale e quindi con consumi minori. Questo però si verifica solo se sei irraggiato dai raggi infrarossi! E’ ottimo quindi in situazioni dove la temperatura dell’aria non scende tanto (non sotto ai 16°C circa), come nelle case ad alto isolamento termico e le stanze sono sufficientemente illuminate dai pannelli IR (intero soffitto o le pareti fino ad una certa altezza). Così facendo basterebbe abbinare un sistema di riscaldamento radiante-convettivo a bassa temperatura (30°C) combinati a pannelli solari termici.
Il sistema di riscaldamento a infrarossi non ha bisogno di tubature, caldaie e di impianti elettrici aggiuntivi, ma si installa con soluzioni di montaggio molto pratiche: basta una comune presa di corrente a 230 V.
Le lampade a raggi infrarossi si possono montare a parete o a soffitto, legare alle travi di un gazebo o sotto gli ombrelloni all’aperto. Non accumulano fuliggine, non muovono la polvere e non creano muffe o condense.

Come costruire un sistema di fitodepurazione

Con il termine fitodepurazione si intendono i naturali processi autodepurativi delle aree umide (stagni, laghi e fasce riparie dei corsi d’acqua) che permettono di “digerire” la sostanza organica presente (erba, foglie e rami secchi o animaletti in decomposizione), mantenendo il sistema in equilibrio.

Gli impianti di fitodepurazione sono sistemi ingegnerizzati progettati e costruiti per riprodurre artificialmente i processi depurativi naturali in un ambiente maggiormente controllabile, allo scopo di ottenere il trattamento e la depurazione delle acque reflue.

Le piante hanno un ruolo chiave nella depurazione in quanto:

- pompano ossigeno dall’atmosfera all’apparato radicale e quindi alla porzione di suolo circostante, con conseguente migliore ossidazione del refluo;
- proteggono il sistema dalle basse temperature invernali, permettendo una buona efficienza depurativa anche con temperature esterne di -10 °C;

- all’interno del terreno, creano, con le loro radici, un ambiente favorevole allo sviluppo dei batteri che rimuovono e stabilizzano la sostanza organica e i nutrienti attraverso vari processi fisici, chimici e biologici.

- assorbono le sostanze minerali rese disponibili dal’azione dei batteri (Azoto, Fosforo, ecc.);




Tipologie di sistemi di fitodepurazione

1) A flusso superficiale (FWS- Free Water System): sono costituiti da vasche o canali dove la superficie dell’acqua è esposta all’atmosfera ed il suolo è costantemente sommerso;







2) A flusso sommerso (SFS- Subsurfey Flow System) in cui l’acqua si depura attraversando una vasca, contenente materiale inerte su cui si sviluppano le radici, e nel suo fluire rimane costantemente al di sotto della superficie del medium.

Questi a loro volta si distinguono in:

a) Sistemi a flusso sommerso orizzontale



b) Sistemi a flusso sommerso verticale in cui il refluo da trattare è immesso con carico alternato discontinuo e percola verticalmente.



Applicazioni
La fitodepurazione è un sistema adatto a trattare:
    • liquami di singole unità abitative o gruppi di case sparse;
    • liquami di piccole comunità (sistema appropriato fino a 2000 abitanti);
    • reflui di allevamenti zootecnici;
    • reflui di campeggi, agriturismi e ristoranti;
    • reflui di attività specifiche quali: lavorazioni alimentari, officine, autolavaggi, industrie tessili e cartarie, serigrafie.
    • acque di prima pioggia, acque di dilavamento di strade. Ottimi risultati sono stati ottenuti anche per l’abbattimento di sostanze scarsamente biodegradabili quali idrocarburi clorurati, fosfati e metalli pesanti, così come nell’eliminazione dei germi patogeni e nel trattamento dei percolati di discarica.
      Vantaggi
      Gli impianti di fitodepurazione presentano numerose caratteristiche vantaggiose:
        • elevato potere depurante;
        • buona adattabilità agli sbalzi di carico organico ed idraulico e alle variazioni di temperatura esterna;
        • bassi costi di realizzazione e funzionamento;
        • consumi energetici ridotti o anche nulli;
        • sono sufficienti poche e semplici operazioni di manutenzione (pulizia delle piante ogni 1-2 anni);
        • impatto ambientale favorevole;
        • possibilità di poter riutilizzare l’acqua depurata per gli usi civili e irrigui.
          Garanzia depurativa
          Con un sistema di fitodepurazione, ben progettato e realizzato, si ottiene agevolmente un effluente a norma di tab.3 e tab.4 D.Lgs. N° 152/06 (scarico su suolo o corsi d’acqua superficiali). La sua efficacia è stata riconosciuta dalla legislazione nazionale che ne auspica l’utilizzo (All.5, punto 3 del D.Lgs 152/99 sulla tutela delle acque dall’inquinamento) per depurare gli scarichi di:
          • centri fino a 2000 abitanti;
          • insediamenti in cui la popolazione fluttuante è superiore al 30% della popolazione residente;
          • insediamenti di maggiori dimensioni con popolazione equivalente compresa tra i 2000 e i 25000 abitanti, anche in soluzioni integrate con altri sistemi di trattamento, con funzione di affinamento.
          Alcune piante utilizzate
          Negli ultimi anni la sperimentazione sui rendimenti depurativi dei sistemi di fitodepurazionesi è concentrata anche sull’utilizzo delle piante ornamentali, da quelle più tipicamente acquatiche a quelle in grado di resistere a periodi più o meno brevi senza alimentazione da refluo, tutte hanno dimostrato rendimenti depurativi pari o anche superiori alla specie classicamente più usata, la Phraghmites australis (cannuccia di palude).
          Calla
          Tifa
          Cannacoro
          Carex
          Fior di cardinale
          Iris
          Mazza d’oro
          Menta acquatica
          Mestolaccia
          Oleandro
          Salcerella
          Cannuccia di palude
          Canapa Acquatica

          Passi fondamentali per il raggiungimento del massimo dell'efficienza energetica

          Primo Passo: Analisi dei consumi.

          Il punto di partenza per il raggiungimento del massimo dell'efficienza energetica è l'analisi dei consumi. È essenziale avere una chiara visione di quali siano gli andamenti degli sprechi e, successivamente, progettare gli interventi più idonei. Costruire diagrammi e schemi chiari ed essenziali, risulta essere lo strumento iniziale migliore agli scopi precedentemente accennati.

          I fattori chiave da monitorare sono:
          - GAS (metano)
          - Energia Elettrica
          - Gasolio
          - GPL (Gas di Petrolio Liquefatti)

          Facendo un'analisi dei consumi delle fonti energetiche sopra elencate a partitre dall'inizio degli anni '90 si nota una diminuzione dei consumi per uso domestico del Gasolio dovuta ad una precisa scelta politica. Famosi sono gli incentivi (da quelli regionali a quelli comunali) atti ad eliminare le inquinanti caldaie sostituendole con quelle moderne a Gas metano.  Il GPL  è costante poichè la mentalità istituzionale punta ancora a tale scarto del petrolio per i fabbisogni energetici casalinghi, senza badare alle scomode bombole antiestetiche, norme antincendio ecc.
          L’elettricità ha una crescita evidente negli anni, un po’ per l’aumento demografico (nel 1990 l’Italia contava quasi 57 milioni di persone, nel 2007 più di 59,5 milioni, dati Istat) e un po’ per il frequente utilizzo di elettrodomestici (telefonini, computer, forni microonde e televisori di grosse dimensioni ecc. ).
          L’ultimo, ad essere analizzato con più scrupolo, è il Gas metano che risulta essere il combustibile più utilizzato in Italia. I suoi andamenti altalenanti sono causati dall’avvicendarsi di annate a volte gelide a volte calde. Il picco del 2005 è quindi dovuto al forte freddo di quell’anno.

          Come vengo usate principalmente queste fonti energetiche?
          Dall'analisi dei dati rilevati dal 1990 ad oggi emerge che l’impiego principale è il riscaldamento.
          Diminuire tale consumo, anche di pochi punti percentuali, vuol dire incidere su quantitativi consistenti e quindi significativi vantaggi economici (il metano costa uguale sia per uso cucina che per riscaldamento).  Il consumo per usi elettrici obbligati,  relaziona bene il suo peso rispetto all’utilizzo del Gas metano, ponendo in essere la problematica su due livelli distinti: elettrico (kWhe) e termico (kWht).
          Come diminuire tali volumi? Razionalizzando i consumi ed eliminando gli sprechi con l’apporto di tecnologie a ridotto impatto ambientale, con un conseguente aumento di comfort residenziale.

          Chi si occupa di tutto questo? 
          Un tecnico specializzato chiamato Energy Manager (EM). Da una diagnosi energetica ed una economica dei consumi, si può redigere un piano manageriale adatto al portafoglio della clientela.
          Si può addirittura arrivare ad eliminare l’utilizzo del metano per il riscaldamento e l’Acqua Calda Sanitaria (ACS) ottenendo un surplus di elettricità  da vendere in rete. Le tecnologie oggi a disposizione sono molto migliorate rispetto ad una decina d’anni fa, ed anche i loro costi stanno subendo diminuzioni considerevoli, grazie anche al supporto di incentivi statali e regionali (quando esistono).  

          Secondo Passo: Vagliare le Soluzioni Tecniche Idonee.
          1) Redazione di un Concept (analisi e schema teorico)
          Non esiste MAI una soluzione per tutte le situazioni, ma esistono diverse soluzioni per ogni situazione. Gli EM costruiscono uno schema chiamato concept, una sorta di idea concretizzata a schema, utile per prendere visione dell’insieme delle risoluzioni efficienti da proporre al cliente.


          2) Analisi e proposta Economica
          Il tecnico mostra al cliente tabelle e grafici facilmente comprensibili paragonando investimenti con i rientri (di solito inferiori ai 10 anni) e i guadagni  conseguiti dai miglioramenti proposti.



          Nello scenario moderno attuale la figura dell'Energy Manager risulta vincente per la riduzione drastica degli sprechi. I capitali messi in gioco da tali interventi, sono di notevole entità, ma di rapido recupero (si tende non andare oltre i 10-12 anni). Ciò nonostante può essere difficoltoso lo start-up, a questo pone rimedio una categoria di società definite ESCo (Energy Service Company). Il loro profilo societario è duplice, da una parte si presentano come “gestori di servizi energetici integrati”, dall’altra come finanziatori tramite terzi (FTT) dei lavori. Viene a crearsi un rapporto indiretto, tra cliente e banche,  garantito dalla ESCo con il guadagno conseguito dalla differenza tra la bolletta vecchia e quella nuova. Tale scarto diviene il “versamento” che il cliente rilascia (come la bolletta) per le opere di messa in efficienza, fino ad estinzione del debito, il tutto gestito dal contratto servizio energia (come da D.Lgs. 115/08).
          Nello scenario moderno attuale, tale figura risulta vincente per la riduzione drastica degli sprechi (non consumi). I capitali messi in gioco da tali interventi, sono di notevole entità, ma di rapido recupero. Ciò nonostante può essere difficoltoso lo start-up, a questo pone rimedio una categoria di società definite ESCo (Energy Service Company). Il loro profilo societario è duplice, da una parte si presentano come “gestori di servizi energetici integrati”, dall’altra come finanziatori tramite terzi (FTT) dei lavori. Il finanziamento indiretto, tra cliente e banche, è garantito dalla ESCo con il guadagno conseguito dalla differenza tra la bolletta vecchia e quella nuova. Tale “delta” diviene il “versamento” garantito che il cliente rilascia (come una bolletta) per le opere di messa in efficienza, fino ad estinzione del debito, il tutto gestito dal contratto servizio energia (come da D.Lgs. 115/08).

          Wildpoldsried: un modello di sviluppo che dovrebbero seguire tutti i Comuni italiani

          In un periodo in cui si parla tanto di crisi e di continui tagli ai Comuni dovremmo cercare di prendere degli spunti dalle innumerevoli realtà virtuose che dimostrano che uno sviluppo della produzione energetica eco-compatibile a livello locale può essere la via da seguire.
          Un di queste realtà è certamete il piccolo paese di Wildpoldsried in Germania che produce energia per il 321% in più rispetto a ciò che necessità, creando circa 4 milioni di euro di fatturato annuo. Un risultato notevole per una piccola e modesta comunità agricola che è stata in grado di investire in infrastrutture energetiche pubbliche.

          Quanto è stato realizzato è in linea con una nazione come la Germania dove è stata annunciata la chiusura delle centrali nucleari ma al tempo stesso sono stati avviati imponenti progetti di rilancio del settore energetico.

          Una tendenza partita ormai diversi anni fa ha portato la Germania a spostare la progettazione di case a basso consumo verso la progettazione di interi villaggi a basso consumo o addirittura villaggi attivi in grado di produrre enormi quantità di energia. Ed il piccolo paese di Wildpoldsried è uno di questi, dando il via alle nuove iniziative in tema energetico a partire dal 1997, quando il consiglio comunale decise che ogni nuova attività dovesse portare nuove entrate al comune e non creare debito. Negli ultimi 14 anni la comunità si è dotata così di nove grandi edifici con impianti fotovoltaici, quattro impianti a biogas ed un parco eolico composto da sette pale, mentre alcuni quartieri già beneficiavano di tre piccole centrali idroelettriche ed un sistema di depurazione naturale delle acque.

          Il caso di Wildpoldsried, con una popolazione di sole 2600 persone, ha avuto così tanto successo che è stata anche realizzata una dichiarazione d’intenti WIR-2020 Wildpoldsried Innovativ Richtungsweisend (Wildpoldsried leadership innovativa). Un documento del consiglio che punta, grazie alle azioni concrete realizzate, ad ispirare cittadini e creare posti di lavoro nel settore green nell’area locale.

          Come risultato del successo, Wildpoldsried ha ricevuto numerosi riconoscimenti nazionali ed internazionali. Il consiglio comunale per questo ospita spesso visite guidate di altre delegazioni comunali su come avviare programmi per la conservazione dell’energia e dal disastro di Fukushima il sindaco di Wildpoldsried, spesso si trova all’estero per tour mondiali, per promuovere le iniziative della propria cittadina e alla rivista Biocycle spiega che “iniziative come queste devono essere intraprese da una parte dagli organi istituzionali e dall’altra dai cittadini. Questo modello non può essere forzato da un solo lato. Ci ritroviamo a spendere molto tempo per parlare ai consigli comunali degli amministratori che ci fanno visita perché molto spesso sono proprio non aggiornati rispetto ai cittadini. Mostriamo così un modello migliore di pratiche concrete e molti rimangono esterrefatti dai benefici immediati delle azioni che intraprendiamo. Nei tour che facciamo i nostri ospiti capiscono come possono realmente funzionare bene le cose soprattutto quando esiste entusiasmo da parte di tutti.”

          Otto punti fondamentali per avere una "casa passiva" e risparmiare energia

          Quando si parla di casa e di risparmio energetico a volte si dimentica che il metodo migliore è la progettazione e l'utilizzo di abitazioni secondo standard passivi che siano in grado di contenere i consumi e di mantenere i livelli di comfort desiderati.

          Cos'è la casa passiva?
          Con il termine “casa passiva” ci si riferisce ad un’abitazione che utilizza perlopiù sistemi passivi per ottenere calore, freddo, luce e ricambio d’aria; per farlo controlla i flussi naturali di energia quali l’irraggiamento solare o il vento uniti ad una serie di tecniche che molto spesso possono essere titrovate nelle tecniche costruttive locali (pensiamo ad esempio alle case Walser o all'abitudine di dipingere di bianco le pareti per mantenere fresca l’abitazione durante i mesi caldi).

          In Italia purtroppo lo standard passivo fatica a diffondersi in parte per i costi iniziali più alti e in parte per ragioni culturali; nel nostro Paese inoltre il concetto di casa passiva andrebbe in qualche modo riadattato, in particolare nelle regioni del centro e del sud dove le esigenze di comfort e di energia connesse al raffrescamento sono prevalenti rispetto a quelle per il riscaldamento nei mesi invernali.

          Quali sono nello specifico i criteri di costruzione dello standard passivo?
          Ecco un elenco delle principali “regole passive”:

          1) Esposizione: Privilegiare l’affaccio verso sud con uno scostamento massimo di 30° verso est o ovest. Anche l’azione dei venti può essere sfruttata per consentire la ventilazione. Minimizzare, nei mesi invernali, le ombre create dagli elementi situati intorno all’edificio.

          2) Compattezza involucro: Un involucro compatto riduce le dispersioni di calore nonché alcuni costi di costruzione.

          3) Aperture: La disposizione e la loro dimensione permettono il rifornimento passivo e gratuito del sole inverno.

          4) Finestre: I serramenti delle case ecologiche hanno generalmente vetri tripli a bassa emissione.

          5) Isolamento termico: deve essere applicato senza soluzione di continuità. L’eliminazione dei ponti termici è un requisito fondamentale per il raggiungimento dell’efficienza energetica di un edificio.

          6) Ventilazione meccanica controllata: consente un continuo ricambio ottimizzato di aria fresca ossigenata, 24 ore su 24. Il flusso è regolato per assicurare la necessaria quantità di aria per ciascun ambiente e per il massimo comfort.

          7) Tecnologie per il risparmio: è bene considerare l’allaccio della lavatrice e della lavastoviglie all’acqua calda prodotta dal sole, caldaia o pompa di calore, evitando la resistenza elettrica nonché l’utilizzo di dispositivi per il risparmio dell’acqua e di elettrodomestici ad alta efficienza.

          8) Verde: la vegetazione è un elemento essenziale, fornisce l’ombra necessaria al momento giusto abbassando le temperature esterne grazie all’evaporazione. I tetti verdi evitano la cementificazione delle superfici permettono l’assorbimento in parte delle acque meteoriche e mitigano l’assorbimento di calore delle strutture.

          Come regolare il riscaldamento della propria abitazione per risparmiare

          Anche se per il momento il freddo sembra tardare ad arrivare ci dobbiamo preparare alla stagione fredda e, visto i costanti aumenti sui prezzi dei combustibili, molti di voi si staranno chiedendo qual'è la pratica migliore nella regolazione del riscaldamento allo scopo di risparmiare il più possibile.
          Visto che ci sono sempre tesi contrastanti sull'argomento vi illustrerò i motivi della mia scelta.

          1) TESI 1: REGOLAZIONE DEL TERMOSTATO SU TEMPERATURE PIU' BASSE QUANDO NON SI E' IN CASA
          Una prima tesi presa in considerazione suggerisce di regolare il cronotermostato su temperature più basse quando non si è in casa e su temperature più alte durante le ore di maggior utilizzo dell'abitazione.
          In questo modo la caldaia sarà quasi sempre spenta durante i periodi in cui la temperatura è regolata bassa e quasi sempre accesa negli altri.
          La maggior parte delle persone sceglie di utilizzare questo tipo di regolazione dato che si ha la percezione che "tenere il più possibile spenta" la caldaia sia fonte di risparmio di energia.
          Esiste anche un motivo scientifico a suffragio di questa tesi, dato che è noto che una differenza di temperatura interno/esterno meno marcata, riduca le dispersioni di calore della casa verso l'esterno.

          1) TESI 2: MANTENERE LA TEMPERATURA DELLA CALDAIA AL MINIMO
          L'altra scuola di pensiero suggerisce che per risparmiare sia meglio lasciare il più possibile acceso il riscaldamento ma al minimo e molte persone hanno potuto constatare un effettivo risparmio adottando questo tipo di soluzione.
          Il motivo è essenzialmente dovuto al fatto che una caldaia regolata al "minimo", cioè per fornire acqua a temperatura più bassa, rende molto di più rispetto ad un funzionamento ad alta temperatura; questo perché la quota di calore perso nei fumi è meno rilevante.

          Purtroppo non'è possibile unire i vantaggi di entrambe le tesi dato che, se si sceglie di spegnere il più possibile il riscaldamento, si dovrà necessariamente regolare la temperatura dell'acqua ad un valore alto, in caso contrario non si riuscirebbe a raggiungere la temperatura di confort durante le ore di funzionamento dell'impianto di riscaldamento.

          Infatti se si regola il riscaldamento per avere in casa delle temperature diverse a vari orari, si e' costretti a tenere alta la temperatura dei radiatori per far in modo che durante le ore di "acceso" la temperatura ambiente riesca a raggiungere il valore impostato, vincendo l'inerzia termica persa durante il periodo di "spento".

          Moderne caldaie a condensazione e regolazione "climatica"
          I moderni impianti di riscaldamento tendono tutti per una regolazione di questo tipo e il concetto di cronotermostato usato allo scopo di spegnere la caldaia, viene progressivamente abbandonato a favore di particolari dispositivi che regolano contestualmente anche la temperatura di mandata dell'acqua.

          Anche le moderne caldaie a condensazione sono tutte predisposte per regolare la temperatura di mandata in modo proporzionale alla temperatura esterna; questo a favore di un tipo di regolazione che consente di mantenere il più basso possibile la temperatura dell'acqua e quindi il recupero di calore che viceversa, verrebbe perso nei fumi adottando regolazioni che necessitano di temperature più alte.

          ESPERIENZA PERSONALE
          Per diversi anni ho sposato la prima tesi mantenendo la regolazione della temperatura dell'acqua della caldaia sui 65 gradi e programmando il termostato nel modo seguente:
          dalle 06:30 alle 09:00 >> 20°C,
          dalle 09:00 alle 16:00 >> 18°C,
          dalle 16:00 alle 23:00 >> 20°C,
          dalle 23:00 alle 06:30 >> 18°C.

          Il risultato che ottenevo era il seguente :
          - Alla mattina mi alzavo alle 7 e 30 e la casa era ancora freddina nonostante la caldaia andava da 1 ora al massimo della potenza,
          - Tornavo alla sera alle 17 e la casa non aveva ancora raggiunto i 20 gradi,
          - in casa si generava un venticello dovuto ai moti convettivi imposti dall' elevata temperatura dei termosifoni,
          - i muri vicino ai termosifoni si titeggiavano sempre con evidenti "baffi" neri di polvere depositata dall'aria,
          - Consumo medio annuo: 2.800 Mq2 di gas.

          Negli ultimi anni ho provato a seguire la seconda tesi, regolando il termostato per avere sempre 20°C e contestualmente riducendo la temperatura dell'acqua di mandata della caldaia a 50-55°C.

          I risultati riscontrati sono i seguenti:

          - la casa è sempre calda e accogliente e il confort è sempre assicurato ad ogni ora,
          - i termosifoni non sono più bollenti e i muri nelle vicinanze non si sporcano quasi più
          - Consumo medio annuo: 2.300 Mq2 di gas.

          CONCLUSIONI
          Ho potuto constatare una riduzione dei consumi del 15% circa, tenendo la caldaia sempre accesa ( anche di notte ) mantenendo nel contempo la temperatura di mandata molto bassa ( il minimo necessario per avere i 20°C in casa ) rispetto al funzionamento discontinuo.
          In questo modo il mio sistema di riscaldamento non deve vincere nessuna inerzia e la temperatura di mandata e' regolata per contrastare solamente le perdite di calore verso l'esterno.

          Che cos'è la Cogenerazione?

          L’impianto di cogenerazione (o microcogenerazione per impianti domestici) è un ottimo strumento per ridurre al minimo le perdite di energia e dunque di lavoro utile in un processo temodinamico.

          Per cogenerazione si intende la produzione combinata di energia meccanica/elettrica e calore. Se vi state chiedendo perché non venga sempre utilizzato, e perché non si possa utilizzare più volte nello stesso processo, in modo tale da raggiungere il rendimento quasi unitario, la risposta è semplice, talvolta costa più un impianto che il beneficio che otteniamo.

          La combinazione significa contemporaneità nella produzione di potenza meccanica/elettrica da parte dell’impianto di cogenerazione. La cogenerazione, sebbene abbia riscontrato un notevole interesse in anni recenti, soprattutto nel nostro paese, è una pratica antica. Il boom di questo tipo di impianti si è avuto agli inizi del secolo scorso, le aziende infatti, già utilizzavano impianti termoelettrici a vapore per la produzione di energia elettrica dirottando parte del vapore scaricato dalle motrici a vapore per utilizzarlo in usi tecnologici. Le motivazioni che oggi portano all’utilizzo della cogenerazione sono, in parte, diverse rispetto al passato.
          Le attuali basi da cui si parte per la progettazione di un impianto di cogenerazione sono: il risparmio energetico, volto alla riduzione del consumo delle materie prime energetiche, e la salvaguardia dell’ambiente, attraverso la riduzione di emissioni inquinanti, ciò è dovuto ad un incremento del rendimento dovuto al recupero dei fumi dovuti ad esempio da un processo di combustione.

          Negli attuali impianti tradizionali le esigenze di energia elettrica e calore vengono soddisfatte in maniera separata; l’energia elettrica viene acquistata dalla rete di distribuzione, pubblica o privata, che esiste in tutti i paesi sviluppati, e il calore, che, diversamente dall’energia elettrica, non può essere trasportato per lunghe distanze viene, invece, prodotto localmente.

          L’impianto di cogenerazione, che deve essere necessariamente ubicato nelle vicinanze dell’utilizzatore termico, provvede in tutto o in parte alle richieste delle utenze, termica ed elettrica. In taluni casi il rendimento di questo tipo di impianti può avere un incremento del settanta per cento.

          Decalogo per il risparmio energetico nelle abitazioni

          1 Risparmia il combustibile per il riscaldamento

          * Regola la temperatura ambiente a non più di 18-19 gradi
          * Non coprire i termosifoni
          * Quando è acceso il riscaldamento tieni le finestre chiuse.
          * Se hai il camino, chiudi la serranda di tiraggio quando è spento.
          * Usa i paraspifferi e quando è possibile abbassa le tapparelle per evitare la dispersione del calore
          * Spegni il riscaldamento quando in casa non c’è nessuno
          * Fai controllare la tua caldaia: è obbligatorio e tutela la tua sicurezza

          2 Risparmia elettricità e gas in cucina

          * Colloca pentole e padelle sulla piastra di dimensioni proporzionata al diametro
          * Durante la cottura, copri pentole e padelle con il coperchio
          * Spegni la piastra un po' prima della fine cottura, al fine di sfruttare il calore residuo
          * Utilizza il più possibile la pentola a pressione

          3 Risparmia energia per scaldare l’acqua

          * Preferisci la doccia al bagno e non prolungarla inutilmente
          * Se ti è possibile, installa pannelli solari termici
          * Se hai lo scalda acqua elettrico, accendilo solo poco prima di usare l’acqua e regola la temperatura a non più di 60 gradi

          4 Riduci i consumi per l’illuminazione

          * Non tenere accese lampadine quando non servono
          * Sostituisci le lampadine a incandescenza con quelle a basso consumo

          5 Usa razionalmente il frigorifero

          * Non abbassare la temperatura del frigorifero sotto i 3 gradi
          * Non aprirlo inutilmente
          * Sbrinalo regolarmente e pulisci le serpentine
          * Non metterci dentro cibi caldi
          * Non riempirlo troppo

          6 Usa bene la lavatrice

          * Avvia la lavatrice solo a pieno carico
          * Non lavare a temperatura superiore a 60 gradi
          * Pulisci regolarmente il filtro

          7 Usa bene la lavastoviglie


          * Avvia la lavastoviglie solo a pieno carico
          * Spegnila quando parte l’asciugatura delle stoviglie: basta aprire lo sportello
          * Fai cicli di lavaggio a basse temperature
          * Pulisci regolarmente il filtro

          8 Usa bene il forno elettrico

          * Usalo alla giusta temperatura
          * Effettua il preriscaldamento solo quando è necessario ed evita la funzione grill
          * Non aprirlo frequentemente durante la cottura
          * Spegnilo poco prima della fine della cottura per sfruttare il calore residuo

          9 Preferisci il forno a microonde

          * I forni a microonde consumano circa la metà dei forni elettrici tradizionali, senza bisogno di preriscaldamento e conservando intatte le proprietà nutritive dei cibi

          10 Risparmia sui consumi di televisore, videoregistratore, computer

          * Quando non li usi, spegnili usando il pulsante principale dell’apparecchio e non lasciare accesa la lampadina rossa

          Progetto Enerbuilding

          Una migliore efficienza può tradursi in risparmio di energia. Con piccoli accorgimenti nelle abitazioni e negli edifici civili è possibile risparmiare fino al 30-35 per cento di energia, mantenendo le stesse condizioni di confort. E i vantaggi sono immediati non solo per l’aria ma anche per il portafogli. Ma il più delle volte i cittadini ne sanno ben poco. Per questo è nato il progetto europeo Enerbuilding, affidato dalla Commissione europea all’ Associazione difesa consumatori e ambiente (Adiconsum), presentato oggi in un convegno a Roma. L’iniziativa, che coinvolge quattro paesi europei (Italia, Francia Portogallo e Spagna), ha l’obiettivo di portare avanti per tre anni iniziative di informazione e consulenza per i cittadini e gli amministratori locali. A questo scopo sono state pubblicate quattro guide mirate alle realtà abitative dei diversi soggetti (condomini, villette, edifici pubblici, nuove costruzioni), è nato un servizio di assistenza ai consumatori tramite call center e un software per l’autodiagnosi dell’efficienza energetica della propria abitazione.

          La necessità di puntare sull’efficienza energetica è dettata da questioni etiche oltre che ambientali: il 28 per cento della popolazione mondiale consuma il 77 per cento della produzione mondiale di energia, mentre l’altro 72 vive con il restante 23 per cento. Ma anche da ragioni economiche, visto che il costo della bolletta dell’energia elettrica rappresenta una delle voci più rilevanti del bilancio familiare e che il petrolio sta toccando prezzi elevatissimi. Secondo il rapporto presentato, utilizzando le tecnologie oggi disponibili si può risparmiare fino al 50 per cento dell’energia primaria consumata negli edifici. Inoltre gli interventi di riqualificazione energetica potrebbero muovere cifre come 80/90 miliardi di euro di investimenti nell’arco di 10/15, anni costituendo quindi un importante volano per lo sviluppo dell’industria nazionale.

          Sulla base di un caso studio che ha analizzato oltre mille appartamenti a Roma, la costruzione sostenibile di nuovi edifici farebbe risparmiare ogni anno il 65 per cento sulla bolletta e ridurrebbe del 21 per cento le emissioni di anidride carbonica rispetto alle costruzioni convenzionali, a fronte di un aumento del prezzo di vendita dell’1 per cento. Anche gli interventi di riqualificazione sostenibili sulle case esistenti potrebbero garantire un’efficienza energetica del 99 per cento contro il 56 per cento di quella della riqualificazione convenzionale. E la spesa annua in termini di bolletta scenderebbe del 57 per cento invece che del 23 per cento, il risparmio garantito dalla riqualificazione standard. (r.p.)